Panificare in casa può sembrare una perdita di tempo, in un epoca in cui compriamo oggetti che ci facilitano la vita, ma panificare è un passo verso il mangiare cose che ci facilitano la vita. Un panificatore casalingo impara a riconoscere le migliori caratteristiche del pane, ricerca farine, allena il proprio palato. Chi panifica acquisisce consapevolezza del prodotto pane. Chi panifica per se va oltre (e a volte anche contro) le moine che ci propinano per farci acquistare prodotti.
Credo che panificare sia un personale processo evolutivo. Le riflessioni di quando ci fermiamo a osservare le reazioni nel’impasto con lievito madre, che non sono mai uguali, ci portano alla comprensione degli ingredienti, dei metodi,di noi stessi… Fare il pane è anche esercitare l’intuizione.
Lo so benissimo che ci sono tantissimi panettieri molto più bravi di me e lo sa anche il panificatore casalingo di non essere il migliore. Tutti lo vogliamo fare perché è gratificante sentire il profumo di pane che invade la cucina. Il pane casalingo non è un pane qualsiasi, fatto col bilancio del marketing, dove l’ingrediente principale è il motus operante per vendere di più. Quello che si crea a casa propria è un pane fatto con amore, magari anche con la rivincita sulla pagnotta precedente che non è riuscita tanto bene, ma nell’esatto momento in cui dall’impasto incomincia la volatizzazione delle sostanze aromatiche e le molecole odorose ti circondano, tu sai di aver tagliato un traguardo e sai anche che vorrai farlo ancora.
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