Ci
sono notizie che arrivano in punta di piedi.
Questa è una di quelle.
Tra i racconti finalisti della terza edizione del PremioBarnaba. Un museo, una storia, promosso dal Museo Galileo in collaborazione con la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale.
Tra quei 25 nomi c'è anche il mio.
Mary Valeriano, “Alla ricerca della freccia perduta”.
Lo scrivo e ancora mi fa un certo effetto.
Il Premio Barnaba nasce per raccogliere racconti autobiografici inediti che raccontano il rapporto personale con un museo e con quello che accade quando un oggetto, un'immagine o uno spazio riescono a farci vedere qualcosa di interessante.
Il mio racconto è ambientato nella Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi, a Firenze.
È nato dalle tante, troppe domande che mi porto dentro e da ricerche sul patrimonio culturale fiorentino.
Le mie considerazioni mi hanno portata molto più lontano di quanto io potessi immaginare.
Verso San Sebastiano e Oxóssi, verso la presenza africana nel Rinascimento, verso il rapporto tra immagini, potere, religione e memoria.
E, naturalmente, verso quella freccia mancante, ma che poteva diventare una traccia..
Scrivere “Alla ricerca della freccia perduta” è stato anche un modo per interrogare il museo e interrogare me stessa.
I musei conservano ciò che è arrivato fino a noi, ma in noi, conserviamo l’altra parte della storia.
È proprio lì che, per me, comincia la scrittura. Dalla curiosità di fare considerazioni che forse nessuno aveva ancora fatto.
Il racconto sarà pubblicata in un volume collettivo delle Edizioni Museo Galileo.
Per me questo è un passaggio importante.
Non soltanto perché il racconto è arrivato in finale.
Ma perché una storia nata da uno sguardo personale su un museo entra adesso in una memoria condivisa.
La freccia, insomma, non era poi così perduta.
Questa è una di quelle.
Tra i racconti finalisti della terza edizione del PremioBarnaba. Un museo, una storia, promosso dal Museo Galileo in collaborazione con la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale.
Tra quei 25 nomi c'è anche il mio.
Mary Valeriano, “Alla ricerca della freccia perduta”.
Lo scrivo e ancora mi fa un certo effetto.
Il Premio Barnaba nasce per raccogliere racconti autobiografici inediti che raccontano il rapporto personale con un museo e con quello che accade quando un oggetto, un'immagine o uno spazio riescono a farci vedere qualcosa di interessante.
Il mio racconto è ambientato nella Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi, a Firenze.
È nato dalle tante, troppe domande che mi porto dentro e da ricerche sul patrimonio culturale fiorentino.
Le mie considerazioni mi hanno portata molto più lontano di quanto io potessi immaginare.
Verso San Sebastiano e Oxóssi, verso la presenza africana nel Rinascimento, verso il rapporto tra immagini, potere, religione e memoria.
E, naturalmente, verso quella freccia mancante, ma che poteva diventare una traccia..
Scrivere “Alla ricerca della freccia perduta” è stato anche un modo per interrogare il museo e interrogare me stessa.
I musei conservano ciò che è arrivato fino a noi, ma in noi, conserviamo l’altra parte della storia.
È proprio lì che, per me, comincia la scrittura. Dalla curiosità di fare considerazioni che forse nessuno aveva ancora fatto.
Il racconto sarà pubblicata in un volume collettivo delle Edizioni Museo Galileo.
Per me questo è un passaggio importante.
Non soltanto perché il racconto è arrivato in finale.
Ma perché una storia nata da uno sguardo personale su un museo entra adesso in una memoria condivisa.
La freccia, insomma, non era poi così perduta.

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